Breve luna di miele con il Surface 4, dal punto di vista di un sysadmin

Sono stato tentato dall’offerta del volantino UniEuro, per il Surface 4 core M3 (4Gb di RAM) con tastiera-cover e punte per la penna incluse.

L’idea era quella di affiancarlo al mio fido MBP Late 2011, che per le sue dimensioni ricade oggi nella categoria “mobile workstation”… il Surface promette di coniugare la portabilità di un tablet alla funzionalità di un classico laptop, candidandosi a diventare il mio endpoint leggero di riferimento.

Anbocsing

Il Surface 4 m3, appena sballato
Il Surface 4 M3, appena sballato

La confezione è molto curata, Apple-style.

Il dispositivo arriva già parzialmente carico; il caricabatterie è piccolo e leggero, mentre il peso del tablet è decisamente più alto rispetto ad un iPad air.

Il meccanismo di aggancio della tastiera è comodo e veloce, anche se non è nulla di paragonabile alle sensazioni “unibody” alle quali sono abituato da un po’. Il primo avvio non è stato privo di difficoltà: durante la configurazione iniziale ho chiuso inavvertitamente la cover appena dopo la configurazione di Windows Hello, ritrovandomi con un sistema sostanzialmente inutilizzabile.

S’è rott? / Impressioni di Dicembre

Dopo un paio di riavvii forzati (l’utente medio l’avrebbe mandato in assistenza), il dispositivo è tornato alla vita ed ha completato la configurazione.
C’è da dire che l’ottimizzazione di Windows per l’hardware è davvero ottima, il core M3 non fatica nel multitasking, neanche quando questo consiste in un paio di macchine virtuali Linux sotto VirtualBox, più Netflix e diverse applicazioni in esecuzione: brava Microsoft!

Lo schermo è fantastico, veramente spettacolare quanto a colori e risoluzione, nonché risposta al tocco. Solo un po’ di lag rispetto ai dispositivi con iOS. Le camere sono entrambe ottime. Voglio puntualizzare come il riconoscimento facciale non sbagli un colpo, impressionante.

Di contro, la modalità tablet di Windows 10 è del tutto inutile e anche la penna non mi ha convinto granché; dopo averci giocato un quarto d’ora, ci si chiede quale sia il modo migliore per non perderla.

Un’altra problematica, forse la più grande, è il form factor. Non riesco a trovare alcun modo per inserire questo oggetto nel mio workflow quotidiano: il dispositivo è troppo grande come tablet (rischia di scivolare dalle mani e non si impugna facilmente), il kickstand è macchinoso e scomodo da usare. Per posizionare il dispositivo su un piano servono due mani (?!), bisogna fare diversi movimenti poco comodi, niente a che spartire con la semplicità operativa di un tradizionale laptop clamshell.

La tastiera non “portante” rende inoltre impossibile prendere il convertibile dalla base: la distribuzione dei pesi è semplicemente sbagliata se si pensa al tipico use-case nel quale ci si sposta fra una scrivania all’altra o fra i ripiani di un rack. Peccato, perché la digitazione non è male per una tastiera leggera e flessibile come questa. Con questa distribuzione dei pesi, l’unica modalità di utilizzo sensata sarebbe stata quella da tablet puro, mal supportata da Windows 10.

L’ultima pecca, abbastanza ovvia: la macchina ha un supporto a Linux abbastanza scadente, l’unico modo per utilizzare decentemente il pinguino è in macchina virtuale. Il sottosistema Linux per Windows è carino, ma rimane un giocattolo.

… moi non plus!

Pensavo di poter vivere in un ambiente Windows-only, ma una settimana di utilizzo mi ha portato a crisi d’astinenza da terminale. Sì, PowerShell fa schifo.

Alla fine, ho ritornato il Surface, la nostra primavera non è diventata estate.

Cosa mi aspettavo da questa macchina? Le promesse mantenute, sono quelle che ho sopra elencato come punti di forza: per un creativo o un utilizzatore di applicazioni Windows-only il dispositivo può essere LA soluzione fanless di riferimento. Il core M3 si comporta bene dal punto di vista prestazionale per task da sysadmin, ovvero virtualizzazione leggera, web app, RDP e VPN, thick client per hypervisor ecc.

Aftermath

In realtà, la settimana è stata foriera di diverse riflessioni sul futuro dell’IT… probabilmente, oggi ci sono troppi vantaggi nell’avere Linux come sistema host. Questo, con i problemi dovuti allo strano form-factor, mi hanno convinto a ritornarlo.

Perché Linux (che è già il sistema di riferimento per server) in un portatile/ultrabook, oggi?
Perché il focus si sta spostando… anzi, si è già spostato. Preferisco avere la CLI di AWS integrata, piuttosto che il fat client di VMware. Perché Mac OS  X fa quasi tutto quello che si può fare con Linux, ma è parecchio indietro sul versante virtualizzazione/containers. Il mondo del cloud computing si muove su Linux, quale modo migliore per abbracciarlo che utilizzare quotidianamente i sistemi del pinguino anche sul laptop da battaglia?

E poi… LXD e Docker sono qualcosa di fantastico. La possibilità di poter partizionare una macchina come fosse un mainframe, senza l’overhead della virtualizzazione classica, è impagabile.
Il mio prossimo portatile sarà una macchina Linux, probabilmente un XPS 9360.