La grande O nel cielo

Francamente? Io un’idea a riguardo cel’avrei.

Con quello che è rimasto dell’azienda, assumete una trentina di programmatori/sistemisti/hardwaristi Linux; si trovano abbastanza facilmente, basta fare screening fra i certificati Red Hat. Fategli sviluppare un sistema centralizzato “All inclusive” per le PMI, dalla ricezione mail alla bolla da appiccicare sul pacco, che giri tutto su un server (o due, DRBD + clustering applicativo), basato su Linux/KVM; lo stack è già tutto esistente, dall’hypervisor alle applicaizioni client, basta integrarlo e farne un prodotto fico.

Sfruttate quel cazzo di nome, fate le porte dell’armadio con un grande O verde a triangolini, scrivetegli sotto POWERED BY LINUX e pubblicizzatelo con delle rassicuranti schermate che non dicano “Cloud, 2.0, IoT”, ma che facciano vedere un sistema con le finestre e i menù come dio comanda, ché la gente si è rotta delle ultime schizofrenie tablet-style Microsoft (infatti compra Apple) e nella “flessibilità degli applicativi pensati anche per il mobile” ed altra fuffa mediatica crede sempre meno.

Cosa mettiamo stasera nel minestrone.

Virtualizzato, potente, veloce (già quattro HDD e una buona cache sanno il fatto loro, per 20 dipendenti), che può crescere insieme all’azienda; ci vuol nulla, deployando tutto come VM. Dentro mettetegli un fileserver, un mailserver, un proxy squid che lavora in whitelisting per alcuni e in blacklisting per altri (ah, già vedo i sorrisi del CEO!), ammenicoli per la VPN/firewall, un sistema ERP come OpenBravo. Fateli testare ed integrare bene almeno un annetto… con tutto l’hardware che venderete al corredo, sopratutto il sottosistema di stampa e i POS; lì, avete tonnellate di know-how.

Validate le ultime incarnazioni di LibreOffice, magari anche con plugin proprietari per la conversione da ooXML (esistono eccome, e funzionano bene!), al resto pensa il motore LaTeX che gestisce l’output dall’ERP; niente rocket science, si tratta di scrivere un paio di parser da applicare a dei modelli, eventualmente personalizzabili. Assomiglia molto al lavoro di integration che spesso viene demandato ai sysadmin o ai dbadmin.

E il coccodrillo?

Riguardo i clients, fornite della roba ARM o MIPS che utilizza X over ethernet verso delle VM sul server; X11 funziona egregiamente in LAN, non molto in WAN. Qualora si dovesse scalare, SPICE ha fatto passi da gigante ed è abbastanza utilizzabile. Macchinette da 20 euro al pezzo, da rivendere a 150 con la grande O verde, stando ancora molto sotto quanto viene chiesto oggi per un thin client.

Per i servers: i dual socket commodity x86 con le features RAS vanno già benissimo per poter sostenere la “responsabilità operativa” di un’intera azienda di queste dimensioni, senza far casini con storage di rete e quant’altro, che su questa fascia di prezzo minerebbero l’affidabilità dell’insieme (lo spiegavo qualche post fa). Nel settore c’è fermento nonostante la commoditization, sono parecchi i vendors che sgomitano: Huawei, dice nulla?. Volendo, se la cosa dovesse scalare diversamente, si potrebbe portare tutto già oggi su ARM o POWER senza salti mortali.

Tutto E/O niente

Bisogna fornire il rack completo, già precablato e labelizzato (mezzo rack dovrebbe bastare per la maggior parte delle PMI), includendo il poco networking, un NAS per i backup in situ (più un altro in remoto, o comunque altrove, che replica gli snapshots delle VM); un paio di UPS correttamente dimensionati, magari anche filtrati; la soluzione è pensata per aziende che non hanno un comparto IT, non vogliamo che il primo ingegnere elettronico di turno ci metta le mani, no?

Qualcosa che altri hanno già pensato di fare, ad esempio Dell con vStart e la stessa VMware con VCE, solamente a prezzi di un ordine di grandezza superiore. La differenza con questi giganti è la facilità di gestione per la PMI, che sarà molto scoraggiata dal mettere le mani su QEMU e combinar casini, piuttosto che farlo su HyperV o l’interfaccia web di vSphere; già, il minimalismo come baluardo, e contraltare degli infiniti databases, API e framework immensi che oggi si devono usare anche per gestire installazioni su piccola scala.

Otteniamo così un sistema centralizzatISSIMO, sul quale si può fornire assistenza top-down, che consuma poco ed usa le risorse (storage locale, sistema scale UP) in modo intelligente (containers, VMs che condividono la stessa golden image, networking quasi tutto interno al singolo nodo), e può soddisfare il 99% delle esigenze delle PMI che partono da zero, o quasi. Nessun casino con malware &co. (SELINUX è tuo amico), nessun aggiornamento idiota che blocca l’operatività.

Qualora una VM client dovesse avere un problema, con le funzionalità standard di qualsiasi distro enterprise odierna è già possibile ricreare la macchina da un template (scriptato con Puppet ovviamente) in pochi SECONDI, da remoto con Mosh o SSH + DynDNS. Così, si può fornire assistenza remota senza mandare i sistemisti in situ anche sulla più misera delle ADSL (ho fatto esperienza pure sul 3G). Alla bisogna, si fornisce anche la possibilità di collegarsi a delle VM Windows, e ci si può anche sobbarcare la conversione dei vecchi documenti da formato “Office” a ODF.

Ok, ma…

Fornire tutto ciò in comodato d’uso, un TOT al mese, gestendo l’hardware usato (che così si può riutilizzare fino a “fine vita”) non è una banalità, ma mi sembra raggiungibile con le cifre lette nell’articolo, in due-tre anni. Sempre meglio che morire di fame rimarchiando tablet.

È antiquato, sembra un ritorno ai vecchi AS400? Sì, esatto. CHE DIFATTI, FUNZIONAVANO. Vedo ovunque un grande bisogno di ritorno a soluzioni più “commensurabili”, comprensibili, architetturalmente meno articolate, e che nascondano meno la loro complessità; in una parola: semplici anche se non necessariamente facili… dove facile che è un concetto relativo: vi sembra “facile” utilizzare Metro per task avanzati o metter su un cluster di active directory perché il database potrebbe corrompersi random in qualsiasi momento? Ma, sopratutto dover dialogare con sistemi che dipendono in modo assolutamente vincolante dal buon funzionamento di DNS&co. (cosa abbastanza fragile), la cui gestione viene spesso affidata al primo santone di tutto che “sa installare Windows”, e questo anche per installazioni da una decina di postazioni?

Non credo che ci sia mai stato un momento più propizio per l’ingresso di una soluzione di questo tipo (Linux desktop e server, tutto virtualizzato a la “mainframe x86”), dati i pesanti colpi accusati da Microsoft ed un drammatico calo dei costi di storage e server di bassa gamma, insieme alla sostanziale scomparsa delle soluzioni prima denominate midrange da questa fascia di mercato (ex system P, system i, AS400 ecc.); manca solamente un’azienda agile, che abbia voglia di fare il primo passo.

Ah, mi dicono che il logo sia diventato rosso, adesso.

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