L’insostenibile leggerezza dello specchio

Si parlava ovunque della imminente scomparsa delle DSLR a favore delle mirrorless; passato l’hype (che aveva preso un po’ anche me, non lo nego) del mercato e dell’opinionista fotografico medio, possiamo inquadrare meglio il topic dal punto di vista dell’utilizzatore prosumer/professionale. A mio parere, le DSLR sono qui per restare. Ancora per molto, molto tempo. Ne sono così convinto, che una delle mie ultime acquisizioni è stata proprio un’ottica manual focus per DSLR. Proviamo a capire perché.

Autonomia

Una DSLR avrà sempre un’autonomia superiore a parità di sensore rispetto ad una mirrorless, perché può tenere attivo il sensore soltanto poche frazioni di secondo versus tutto il tempo che serve per comporre l’inquadratura e mettere a fuoco. Ovvero, resta con una buona fetta dell’elettronica “spenta” durante buona parte dell’utilizzo; al contrario, in una mirrorless il sensore deve essere sempre acceso per focheggiare, misurare la luce ecc. Questo inoltre riscalda il sensore, lo rovina prima, crea rumore termico, richiede batterie più grandi.

Dimensioni

Batterie più grandi vogliono dire dimensioni più grandi e potrebbe anche succedere che una DSLR, a parità di autonomia, abbia dimensioni complessive più piccole di una mirrorless (si recupera lo spazio mirabox con il supplemento di batteria). La cosa potrebbe andare bene per macchine poco professionali da 300 scatti a carica, ma per qualsiasi impiego di reportage, il gioco si fa duro…

Non dimentichiamo inoltre che le dimensioni complessive sono influenzate anche dai comandi: a parità di numero di ghiere e pulsanti, la cui numerosità e dimensionamento è dettata da esigenze operative e fisiologiche precise, non vedo particolari vantaggi dimensionali delle mirrorless su un corpo macchina professionale. Inutile girarci attorno, ma un corpo PRO deve avere delle dimensioni simili alle attuali ammiraglie Nikon e Canon (D4s e 1Dx) per consentire una impugnatura salda e comoda anche in posizione verticale e con ottiche voluminose e pesanti.

Corredo

Bisogna considerare che il corpo macchina è spesso una componente dimensionalmente minoritaria rispetto a tutto il resto dell’attrezzatura professionale, pensiamo a luci ed ottiche… spesso questo “schiacciante” vantaggio a favore delle mirrorless è stato eccessivamente enfatizzato dal marketing, ma non dimentichiamo che esistono delle precise motivazioni ottiche per le quali un 300 f2.8 non può essere parecchio più piccolo degli attuali.

Qualità delle ottiche

Esistono vantaggi reali nell’eliminare il box specchio dal punto di vista del design ottico, sopratutto nel design di ottiche grandangolari. La loro focale infatti spesso è minore delle dimensioni fisiche occupate dallo specchio; ovvero, dovremmo ritrovarci con il nocciolo ottico dentro lo specchio… la cosa viene risolta (vado molto a spanne) disegnando un grandongolare standard e aggiungendo un “telescopio” che permette la corretta formazione dell’immagine sul sensore anche se tutta l’ottica dista dal sensore parecchio più della distanza focale. Questo vantaggio esiste solamente per focali dai 50mm in giù; già sopra i 35mm all’incirca, (lo spazio retrofocale occupato dallo specchio) gli schemi ottici sono abbastanza equivalenti.

Inoltre, i sensori digitali hanno messo in luce un limite dei grandangolari simmetrici: per ovvie motivazioni ottiche, i raggi ai bordi del circolo di copertura arrivano parecchio inclinati sul sensore. Sembrano esserci problemi con CCD e CMOS rispetto alla pellicola: se quest’ultima offriva una superficie sensibile praticamente piatta (anche se sul colore avremmo potuto vedere qualche shift dato dalla profondità dei layers), i sensori digitali possiamo immaginarli con pixel formati da scatole quadrate senza una faccia (dalla quale entra la luce) e la superficie sensibile sulla faccia opposta.

Va da sè che parte dell’informazione luminosa si perda sulle facce non sensibili al crescere dell’angolo con il quale incide la radiazione. A riguardo, Leica/Dalsa sembrano avere risolto la problematica aggiungendo delle microlenti (stile Fresnel) sulla superficie del sensore, che unite ad un profiling software di ogni lente fanno un ottimo lavoro. Comunque, fino a 20mm gli schemi retrofocus del mondo reflex non si difendono malaccio, basti pensare a quelle meraviglie degli Zeiss ZF.

Messa a fuoco

La precisione del live view confrontato con il mirino ottico senza magnificazioni (0.8x rispetto all’ottica 50mm) è leggermente a favore del mirino digitale, che offre il lusso del di poter cambiare l’ingrandimento alla bisogna; mi chiedo però se sia realmente possibile focheggiare un 135mm a mano libera guardando i pixel 4:1… Un buon mirino ottico con la giusta magnificazione (io uso il DG-2 su Nikon, prima avevo un KatzEye sulla digitale), può ancora vincere in un contesto di reportage d’azione.

Ovviamente, per qualsiasi impiego dove la precisione pixel-level è un requisito, il live view è comunque necessario. Tutti i corpi reflex attuali offrono il live view a richiesta, ne segue che per impieghi di tipo studio le due piattaforme sono abbastanza interscambibili. Inoltre, avere in più il mirino ottico sempre attivo offre una visione più rilassante, disponibile anche a macchina spenta.

Inerzia

Ci sono interi standard industriali che si basano sulla baionetta di certe reflex (pensiamo all’attrezzatura scientifica in montatura Nikon), oltre al workflow della quasi totalità dei professionisti sulla piazza. Tonnellate di accessori, supporti, un intero ecosistema economico gravita attorno alla tecnologia delle reflex; come per certe tecnologie informatiche… avete presente il COBOL? Dagli anni ’80 ad oggi l’avranno dato per morto una ventina di volte; fatevi un giro su LinkedIN e vedete quanto siano richiesti oggi i programmatori COBOL. Il legacy è una brutta bestia, ma è anche dove le aziende investono, è la base sulla quale costruiscono il loro business.

Alcune noncuranze

Non per problemi tecnologici o architetturali, ma ancora il segmento mirrorless presenta delle lacune eccellenti:

  • Niente corpi professionali al momento, e non sembrano in arrivo rapidamente. Ricordiamo che no corpi pro => no ottiche pro. La rigidezza è tutto.
  • Nessun modello attuale ha un sistema di flash TTL maturo, o almeno usabile in contesti produttivi.
  • User base piccola, e quindi nessun grosso investimento in massiccio in R&D; il mercato langue, non ci sono grandi novità all’orizzonte. Paradossalmente, è molto più vivace il segmento dei dorsi digitali medio formato, che stanno finendo di soppiantare il 4×5.

Quindi, tranquilli: DSLRs aren’t going anywhere.

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